Di fronte a un archivio, la prima domanda non è quale applicazione utilizzare. È quale esigenza debba trovare risposta e quali informazioni, già presenti nei documenti, occorra rendere leggibili e collegabili.
Da questa domanda è nata la soluzione che ho realizzato per le schede di famiglia: uno strumento per organizzare le informazioni e ricostruire gli stati di famiglia storici, mantenendo il rapporto con la documentazione di partenza.
Il bisogno prima dello strumento
Il bisogno era mettere in relazione informazioni distribuite nelle schede, non semplicemente trasferire su uno schermo ciò che si legge sulla carta. Ho affrontato il problema partendo dalla documentazione e dalle domande a cui avrebbe dovuto consentire di rispondere.
Organizzare i dati e ricostruire una composizione familiare richiedono infatti una lettura che tenga insieme persone, relazioni e riferimenti temporali. Per questo ho posto al centro il significato delle informazioni, prima della loro rappresentazione nell’interfaccia.
Leggere le relazioni documentate
Una scheda non è soltanto un insieme di campi da trascrivere. Nel mio lavoro ho considerato anche i collegamenti tra le informazioni e il modo in cui le variazioni concorrono alla lettura della storia familiare.
Ho quindi tradotto questa lettura in un’organizzazione dei dati funzionale alla ricerca e alla ricostruzione. Il criterio è distinguere ciò che il documento riporta da ciò che si ricava mettendo in relazione più informazioni, senza colmare arbitrariamente le lacune.
Dall’analisi alla realizzazione
Ho curato l’analisi del bisogno, la definizione delle regole, la realizzazione dello strumento e la verifica delle sue risposte. Ho utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale nello sviluppo, guidandoli attraverso le scelte archivistiche e funzionali.
Il lavoro non si esaurisce nella generazione del codice. Per me significa controllare che lo strumento risponda alla domanda di partenza e che il modo in cui organizza le informazioni resti coerente con la lettura dei documenti.
Che cosa consente di fare
La soluzione consente di organizzare le schede e le informazioni sui componenti dei nuclei, ricercarle e ricostruire la composizione familiare riferita a una data. Il suo senso è rendere più agevole la consultazione delle relazioni documentate, non ridurre l’archivio a una successione di nomi.
La lettura critica e la verifica dell’archivista restano centrali. Lo strumento sostiene il lavoro sui documenti e rende praticabili alcune operazioni, ma non attribuisce certezza a informazioni che la documentazione non permette di stabilire.
Il valore sta nel collegamento
Come riferimento metodologico, il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale colloca descrizione e riproduzione all’inizio di un percorso che comprende anche arricchimento, modellazione e collegamento dei dati (PND, § 6.2.1).
Richiamo questo quadro per il metodo, non come attestazione di conformità della soluzione. Nel mio lavoro il passaggio decisivo è proprio il collegamento: comprendere il bisogno, leggere i documenti e costruire uno strumento che risponda a entrambi.